Agenzie da paura

Se fossimo oltremodo snob – e non lo siamo – oggi diremmo che di questi tempi non è poi così male tirare uova sulla vetrina di un’agenzia di rating. E’ successo a Milano, ieri, quando un gruppo di studenti facinorosi ha tentato d’irrompere in casa Moody’s, l’istituto che ha declassato l’Italia in questa settimana. Il gesto di per sé rasenta l’imbecillità, come ogni mano che brandisca un bastone per spaccare le vetrine di una qualunque banca.
8 OTT 11
Ultimo aggiornamento: 06:59 | 7 AGO 20
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A guardarlo bene non è il peggiore dei downgrading, poiché l’agenzia riconosce che la manovra estiva di Palazzo Chigi “ha rafforzato in modo sostanziale lo sforzo di consolidamento fiscale”; e che “il profilo di credito sovrano dell’Italia resta relativamente forte, sostenuto da una posizione di bilancio più favorevole rispetto a molti paesi europei o con altro rating”; senza dimenticare che l’Italia “è solvente nel debito sovrano e come nazione” e che “l’indebitamento del settore privato è modesto e il debito estero non è eccessivo”. Cioè stiamo da paura. Ma allora dov’è il problema? Eccolo: “L’iniziale risposta esitante del governo al rischio di contagio ha eroso la fiducia del mercato”. Tutto qui.
E tutto alla faccia del mercato quello vero, che da giorni premia Piazza Affari incurante della poltiglia declinista riversataci addosso dalle tre agenzie impegnate a usurpare il lavoro alle Parche. E’ chiaro che prima o poi la finiremo di tenere in alto conto i giudizi della trimurti del rating (noi non abbiamo mai cominciato). Ma è chiaro anche che, finché qualcuno ci crederà, voleranno uova sulle vetrine.